Il Ruwenzori visto da un colle presso Kaibo

La prima apparizione della sagoma del Ruwenzori alla spedizione italiana, attesa con tanta trepidazione, assume contorni quasi onirici nella seguente descrizione:

Finalmente, il mattino del 28 maggio, da certe colline a settentrione di Kaibo, che fanno parte dello spartiacque tra il lago Alberto Edoardo e il lago Alberto, con tempo coperto, ma atmosfera chiara, apparvero a un tratto a occidente, altissime nel cielo, le vette ghiacciate della grande catena. Erano distanti all’incirca una settantina di chilometri, ed apparivano come sospese nell’aria, fra le nebbie che velavano tutta la base della catena, ed il bigio strato di nubi che gravava il cielo sopra le vette, fin quasi a toccarle.

L’Apocalisse

Inizialmente i libri a stampa non godevano di grande prestigio: essi erano considerate copie di lavoro, buone per gli studiosi ma non certo un segno di distinzione. Così i grandi committenti continuarono a pensare a questi libri come se fossero manoscritti, facendoli abbellire con le stesse miniature che fino ad allora corredavano i manoscritti.

Libri come questa Apocalisse erano insomma libri personalizzati, che riservavano in fase di stampa spazi appositi per iniziali e decorazioni realizzate poi dai migliori artisti. Solo con il passare degli anni questa abitudine venne meno.

La letteratura cavalleresca

Petrarca e Boccaccio da un lato, Savonarola dall’altro, per motivi ovviamente diversi, sono i best seller prevedibili di questi anni. Ma si registra memoria anche di tanti altri successi inattesi e di veri e propri casi editoriali, a testimonianza del fatto che il nuovo mercato librario intercettava le esigenze di gruppi sociali sempre più vasti. Si pensi ad esempio ai libri di devozione: pochi ricordano oggi il nome di Domenico Cavalca, che però godette di un successo tumultuoso con il suo Specchio di croce, un classico della spiritualità tardo-medievale.

Quanto agli scritti profani vale la pena di ricordare le dieci edizioni di Burchiello, secondo tra i poeti solo a Petrarca. Non meno fortunati furono poi i volgarizzamenti, di testi classici, per un pubblico che mancava degli strumenti per leggere gli originali, ma ben determinato ad appropriarsi delle tradizioni letterarie.

Ma nel mondo della letteratura quattrocentesca a trionfare fu la letteratura cavalleresca: una letteratura di facile consumo, spesso senza autore, che intercettava il desiderio di svago e di evasione di tanti lettori. Non è un caso se nel secolo successivo il più grande best seller sarà l’Orlando furioso di Ludovico Ariosto: uscito nella versione definitiva nel 1532, venne ristampato trentasei volte nei dieci anni successivi.