Il Ruwenzori visto da un colle presso Kaibo

La prima apparizione della sagoma del Ruwenzori alla spedizione italiana, attesa con tanta trepidazione, assume contorni quasi onirici nella seguente descrizione:

Finalmente, il mattino del 28 maggio, da certe colline a settentrione di Kaibo, che fanno parte dello spartiacque tra il lago Alberto Edoardo e il lago Alberto, con tempo coperto, ma atmosfera chiara, apparvero a un tratto a occidente, altissime nel cielo, le vette ghiacciate della grande catena. Erano distanti all’incirca una settantina di chilometri, ed apparivano come sospese nell’aria, fra le nebbie che velavano tutta la base della catena, ed il bigio strato di nubi che gravava il cielo sopra le vette, fin quasi a toccarle.

Attraverso l’Africa

L’aspetto incantevole dei paesaggi africani non deve far dimenticare la difficoltà di attraversarli. Così venne descritto il passaggio attraverso la valle di Mobuko:

La valle pianeggiante è un lago di fango, su cui cresce la foresta quasi interamente formata di bambù. Il sentiero è tutto acqua e melma; vi s’affonda spesso fino al ginocchio, ed il piede, sotto il pantano, trova pietre o pezzi di legno, o s’impiglia in qualche liana, od in un tronco caduto, costringendo ad afferrare i cespugli d’intorno, spesso spinosi, per conservare l’equilibrio.

I risultati scientifici

Benché lo scopo principale della spedizione fosse sportivo e alpinistico, ne vanno ricordati i risultati scientifici. Proprio nell’incipit dell’opera Ruwenzori si può leggere quanto Luigi Amedeo di Savoia scrisse in merito alla spedizione intrapresa e alle finalità prefissate:

Questo libro è il racconto particolareggiato della campagna esplorativa che ho diretta dall’Aprile al Settembre del 1906 alla catena nevosa del Ruwenzori, situata sui confini fra il Congo e l’Uganda, al centro dell’Africa equatoriale. Esso contiene i dati delle osservazioni e tutti gli elementi di fatto che sono fondamento ai risultati d’assieme geografici e scientifici della Spedizione.

Alla spedizione si aggiunsero i collaboratori Filippo De Filippi, che scrisse la storia dell’esplorazione del Ruwenzori, e Vittorio Sella, che si occupò di realizzare un reportage fotografico; infine, Alessandro Roccati stilò le relazioni dettagliate sulla geologia e sulla petrografia del Ruwenzori.